Oramai scrivo su questo blog da due anni. La scrittura è fantastica, sotto svariati punti di vista, e molto spesso vorrei avere più tempo a disposizione da dedicare solamente all’atto di scrivere, riscrivere, e riscrivere di nuovo.

Ciò che personalmente apprezzo della scrittura è che permette, letteralmente, di lasciare un segno. La scrittura prende qualcosa di intrinsecamente astratto e non definito, come potrebbe essere una sensazione, una paura oppure una gioia, e codifica tutto ciò in sequenze estremamente concrete di simboli discreti, simboli che a prima vista potrebbero sembrare privi di significato, e che solo a chi è in grado di capirli, solo a chi è in grado di leggerli, comunicano le sensazioni più ricche e complesse che possono essere sentite da un essere vivente.

Considerando la durata della mia vita poi, è solo di recente, intorno ai cinque anni fa, che ho veramente capito quanto potere c’è nell’essere in grado di rendere concreto l’astratto. Forse qui si trova una delle tante ragioni che mi portano ad apprezzare così tanto l’informatica. Quello che fa, sotto un certo punto di vista, è proprio questo:

rendere concreto l'astratto

Mi chiedo, ma come si fa a rendere concreto l’amore che proviamo per una persona?

La settimana scorsa è stata alquanto burrascosa e importante per me, perché ho avuto le mie prime due lezioni all’università. È da un po’ di tempo che faccio video su youtube, e alla fine con i miei video ho sempre cercato di fare questo: insegnare. Eppure, per quanto sono felice dell’impatto che i miei video stanno avendo, registrarsi da solo, nella propria camera, è una esperienza molto diversa dallo stare di fronte ad un’aula piena di persone e cercare di spiegare un’idea, un codice, o una dimostrazione.

Non posso sapere come sono andate queste lezioni per gli studenti, coloro che cercavano di capire quanto dicevo. Personalmente però posso dire che mi è piaciuto un sacco tenere una lezione. A parte qualche problema tecnico durante la prima lezione, che mi ha messo abbastanza in difficoltà, la seconda lezione è andata liscia da questo punto di vista, e mi ha dato l’opportunità di divertirmi.

Perché sì, ho capito oramai che per me insegnare è un divertimento. Che per quanto faticoso possa essere come attività, e per quanto mi possa togliere ogni energia fisica nel momento, comunque è un divertimento. È una sfida, per me, quella dell’insegnare, e c’è molto che vorrei imparare da questo tipo di attività.

Il fatto è che vorrei insegnare tutto, ogni singola cosa, almeno nel contesto informatico. Più è difficile una cosa, e più vorrei essere in grado di insegnarla. La cosa particolare è che arrivato a questo punto per me imparare ha senso solo se posso spiegare a qualcuno ciò che ho imparato. E, motivato dal voler spiegare ad altri, sto imparando cose che mai avrei pensato di poter imparare. Motivato dal voler condividere la conoscenza sto imparando a fare cose sempre più complesse.

In qualche modo, barcollando nel buio, ho trovato una direzione, in grado sia di mantenermi in piedi, che di darmi forza per andare avanti. Tutto il resto, infatti, è superabile, nel momento in cui si ha un obiettivo, una direzione a cui puntare, un significato a cui dedicare la propria vita.

Forse è anche per questo che mi piace insegnare. Per dare l’opportunità ad altre persone di fare come me: trovare un rifugio in ciò che studiano, per riposare, riflettere, e vivere.