Ultimamente mi piace un sacco condividere i miei pensieri. Sento un profondo bisogno che mi spinge a tirar fuori tutto quello che provo. Essendo sempre stato una persona terribilmente introversa e timida (cose molto diverse tra loro!), questo cambiamento mi continua a sorprendere non poco, anche quando, oramai, sta diventando quasi un’abitudine, quella di scrivere liberamente ciò che penso e ciò che sento, e, quindi, ciò che sono.

Questa sera sono andato a vedere un nuovo film al cinema: Freaks Out.

Il film ha scaturito una serie di riflessioni, e da qui ho deciso di scriverci su un blog-post. A differenza dei precedenti però mi sono dato una regola: non posso editare troppo il testo, e prima di andare a letto devo finire di scrivere qualsiasi cosa mi viene per la testa. Dunque, sarà meno strutturato del solito.

Premetto che non è mia intenzione descrivere la trama del film, né entrare in particolari dettagli per quanto riguarda la parte tecnica. L’unica cosa che mi sento di dire è che, secondo i miei gusti personali, il film è molto bello e merita di essere guardato al cinema, specialmente per la teatralità delle varie scene, che danno proprio la sensazione di star vedendo una sequenza di spettacoli dal vivo.

Buona lettura!


Tra tutti gli aspetti del film, ciò che ho più apprezzato sono stati sicuramente i personaggi principali. Non tanto loro in particolare, quanto piuttosto ciò che rappresentano: fenomeni da baraccone. Più brutalmente: mostri, esseri che non rispettano gli standard di “normalità” (che altro non è se non maggioranza statistica) presenti nella società.

Fin da piccolo la figura del mostro mi ha sempre affascinato. Un tempo però non ero consapevole del perché ho sempre avuto questa fascinazione. Anzi, da piccolo ho sempre cercato di evitare questa mia verità. Ho sempre cercato di conformarmi, di confondermi con la massa e apparire il più “normale” possibile.

Perchè cercavo così tanto di apparire normale? Le persone normali non devono sforzarsi: lo sono e basta, per loro è la cosa più semplice essere normali, perché normali è l’unica cosa che possono essere.

Quante volte mi sarò chiesto: “sono normale?”, e “cosa significa essere normale?”. Queste non sono domande particolarmente sofisticate, e penso che col crescere dell’età un po’ tutti si fanno domande del genere. Eppure, un conto è semplicemente domandarselo e basta, un altro conto è avere una delle più orribili sensazioni:

la sensazione di essere un mostro

Perché mai un bambino che non ha mai fatto nulla di veramente grave si dovrebbe sentire un mostro? Questa domanda è molto, molto importante, ed è solo dopo tanti anni di terapia che penso di essere arrivato ad una risposta, una risposta tutt’altro che soddisfacente, eppure terribilmente vera.

Penso sia questo il motivo cardine della mia fascinazione verso i mostri e tutto ciò che potrebbe spaventare: sentendomi io stesso un mostro, ho sempre avuto una naturale sensazione di famigliarità a leggere storie di mostri, anche se comunque mi spavento abbastanza facilmente. Essendone adesso diventato consapevole, posso apprezzare molto di più letture come quelle di Lovecraft, e anzi, sento un bisogno di approfondire molto meglio questo scrittore, che per troppo tempo ho lasciato stare.

Ultimamente si sente spesso utilizzare, sia in contesti lavorativi che in contesti accademici, la frase sindrome dell’impostore. Con questa locuzione si vuole descrivere la tipica situazione in cui una persona si sente sempre un impostore, un ladro, e non importa quanto il mondo esterno premia la persona, con eventuali avanzamenti di carriera o premi scientifici; la vittima di questa sindrome ha sempre la sensazione di star ingannando le persone accanto a lei, e che un giorno tutti si accorgeranno del fatto che in realtà non merita tutti i premi e i complimenti che riceve.

Bene, io penso di aver avuto, oltre alla sindrome dell’impostore, anche un’altra sindrome, che ritengo essere assai più grave:

la sindrome dell'alieno

La sindrome dell’alieno, a differenza di quella dell’impostore, è molto più radicata e pervasiva. Mentre quella dell’impostore è concentrata sulle abilità personali e sul fatto di sentirsi non abbastanza bravi rispetto ai premi che si ricevono, la sindrome dell’alieno invece fa sentire la vittima un vero e proprio alieno. Un mostro. Un qualcosa di diverso da un essere umano.

È difficile descrivere quanto terribile è vivere con questa sindrome, che ci tengo a precisare non è una vera e propria “sindrome”, ma solo un gioco di parole che ho appena inventato.

Eppure, tra le tante cose che ho imparato vivendo, ho anche capito che il vero miglioramento si trova proprio nel tentativo, molto spesso fallimentare, di descrivere come ci si sente. Tra i tanti misteri della vita, il potere delle parole e in particolare come queste ultime agiscono sulla mente umana, a mio avviso, è uno dei più importanti, almeno se si è interessati a comprendere il funzionamento di un essere umano.

Diventare consapevoli di queste tematiche non necessariamente migliora fin da subito la situazione e la propria risposta ad essa. Anzi, molto spesso la prima conseguenza del diventare consapevoli di qualcosa è un netto peggioramento del proprio stato emotivo.

Il fatto che non siamo subito consapevoli delle nostre più profonde ferite non dovrebbe sorprendere, in quanto è una difesa del corpo: il corpo è intelligente, molto più di quello che crediamo, e capisce il prezzo richiesto per la consapevolezza.

Detto questo, il corpo è anche molto conservativo, e si occupa solamente del breve termine. Pur di evitare un dolore immediato, il corpo decide di protrarre quel dolore nel tempo, rendendolo però meno intenso. Più tempo passa, e più la scelta del corpo si auto-rinforza, diventando sempre più difficile da cambiare.

In questi momenti è richiesta una forza superiore a quella automatica del corpo. È richiesta la primordiale forza dell’essenza umana, che è quella forza presente in ognuno di noi, quel bisogno di esprimerci per ciò che siamo veramente, a prescindere da tutto il resto.

È solo tramite il risveglio di questa forza, di questa ultima ma fondamentale volontà, che il corpo può cominciare lentamente a cambiare la propria traiettoria, per ritornare nuovamente in armonia con l’essenza della persona.

A mio avviso, sono dell’opinione che nulla batte la consapevolezza nel lungo termine e che la terribile sofferenza che si deve necessariamente provare, poi sarà sempre ripagata da una libertà che non è neppure immaginabile da una persona che soffre di questi mali, tanto misteriosi quanto impattanti sulla quotidianità della vita.

Quante volte mi sono isolato semplicemente perché non potevo stare assieme ad altre persone. Mi ripetevo: loro sono esseri umani; tu, invece, sei un mostro, un alieno, un qualcosa di profondamente diverso. Potrei stare qui a raccontare innumerevoli storie di esperienze negative in cui mi sono sentito come se facessi parte di una specie diversa da quella dell’uomo.

Eppure, questa sarebbe solo metà della storia. Perché sì, sentirsi un alieno porta sicuramente ad un sacco di emozioni negative, problemi a relazionarsi, e via dicendo. Ma sto scoprendo che dietro ogni debolezza, c’è una forza in attesa di essere sbloccata. Esatto: anche in questo caso.

Per quanto assurdo possa sembrare, anche questa debolezza, questo sentirsi un alieno, in realtà ha sempre nascosto una forza, che solo ultimamente sto scoprendo. Cosa mi spinge, infatti, a scrivere tutte queste parole? Cosa mi spinge a sforzarmi per essere il più chiaro possibile, sia quando spiego i miei sentimenti e le mie emozioni, che quando spiego delle cose più tecniche relative all’informatica?

L’impegno che ho sempre messo nello studio e nella scrittura dei miei appunti, per renderli il più chiari possibile. O anche l’impegno che ho sempre investito nel cercare di esprimermi bene a voce. Tutto questo impegno l’ho investito in queste attività, che stranamente hanno tutte a che fare con la comunicazione, e in particolare con il cercare di farmi capire, di essere chiaro.

È proprio per questo che mi emoziono sempre a ricevere commenti sui miei video di youtube in cui mi viene detto: “Grazie mille, spiegazione semplice e chiara!”.

Il fatto che adesso mi spiego bene è conseguenza diretta del fatto che ho investito tanto tempo tempo nel cercare di spiegarmi bene, e quest’ultima, come ho già detto, è conseguenza diretta della mia sensazione di essere un alieno. Col passare del tempo, se mi continuo ad impegnare su queste cose, non farò altro che migliorare ed essere sempre più chiaro.

Anche l’energia che sento in questo periodo, l’energia che mi permette di fare tutto quello che sto facendo, la prendo, in buona parte, dalla mia profonda e primordiale paura di essere un alieno.

Chissà, forse lo sono veramente. Forse sono fatto per essere incompreso. Forse non incontrerò mai nessuno nel mio percorso che mi potrà capire abbastanza tanto da finire per amarmi veramente.

Ciò che ho capito, è che non importa.

non mi importa se sono o meno un alieno

L’unica cosa che mi importa, è continuare ad esprimermi.

Continuare ad esprimermi per continuare a scoprirmi.