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Questo weekend sono andato a vedere Dune II, uscito di recente nei cinema.

Per quanto riguarda la scelta del cinema, vivendo a Roma, ed essendo interessato a guardarlo in lingua originale, ho scelto il Cinema Barberini, che lo proiettava nella col l'impianto audio Dolby digital 7.1, un dettaglio per niente banale, considerando che il film utilizza principalmente il suono per raccontare la storia.

Avevo già apprezzato a suo tempo il primo film della serie, per quanto era un film iniziale, un film che non riusciva a parlare delle principali tematiche di Dune perché doveva introdurre un intero nuovo universo. Questo secondo film non introduce nulla di nuovo se non il necessario, ed invece utilizza tutto il tempo a disposizione per farci sentire cosa significa vivere in Arrakis come freemen.

Ho apprezzato tanto questo secondo film. In generale, I due film di Denis Villeneuve riescono nell'arduo compito di portare nel grande schermo alcune delle tematiche principali trattate dalla saga Dune, ed in particolare dal primo libro della saga. Dal mio punto di vista, Villeneavue è stato formidabile.


Ci sarebbe tantissimo da scrivere riguardo l'universo descritto da Dune. Ho letto la saga fino all'inizio del quarto libro, L'imperatore-dio di Dune. Arrivati a quel punto la scrittura e la storia erano diventate fin troppo complesse per i miei gusti, e le grandi idee dell'opera erano già state affrontate. Detto questo, considero i primi tre libri di Dune una gemma da raccontare e condividere.

Dune non è una storia basata sulla trama o sui personaggi. È una storia diversa, che per quanto utilizza, specialmente all'inizio, i canoni della classica "storia del salvatore", non ha né un vero inizio e né una vera fine. È uno spaccato di un possibile universo. Uno spaccato che tratta svariati temi, ciascuno complesso e pieno di significato. Tra questi, ci sono i temi legati legati all'illusione del potere, quelli legati all'imprescindibilità della politica e degli interessi umani, quelli legati al ruolo del destino, quelli legati al ruolo delle risorse primarie, e via dicendo.

L'aspetto più caratterizzante di Dune è questo miscuglio tra scienza e religione, tra sacro e profano, tra la libertà e il destino. Il personaggio principale dei primi libri, Paul Atreides, viene considerato fin dall'inizio come un messia, come un salvatore che, dotato di poteri sovraumani, è in grado di portare equilibrio all'universo.

Ma il messia di Dune non nasce dall'assioma di fondo scelto da ogni religione: l'esistenza di un Dio sovraumano che sceglie di manifestarsi in forma umana. L'avvento di Paul è una questione puramente umana e dunque naturale. Un calcolo di eugenetica di lunga data effettuato da uno dei gruppi più potenti e pericolosi dell'universo di Dune, le Bene Gesserit, un insieme di donne che da secoli cerca di controllare dall'ombra lo sviluppo della specie umana.

Noi Bene Gesserit setacciamo la gente per scoprire gli esseri umani. Ti ho osservato mentre affrontavi il dolore, ragazzo. Il dolore è soltanto il veicolo della prova. Tua madre ti ha parlato del nostro modo di osservare: vedo in te i segni del suo insegnamento. La nostra prova consiste nel provocare una crisi, e osservare.

Il dono posseduto da Paul è la prescienza, ovvero l'abilità di vedere la trama del mondo con un occhio diverso, un occhio più ampio. Paul è infatti in grado di vedere frammenti del futuro e frammenti del passato. Mentre per noi il tempo è solo una dimensione passiva delle nostre vite, su cui non abbiamo nessun controllo e potere, lui è invece in grado di muoversi nel tempo per vedere l'evolversi della storia.

Questo potere giace in lui fin da piccolo, ma per potarlo alla sua massima portata è necessaria l'interazione con una particolare spezia, una spezia prodotta solamente nel desertico mondo di Arrakis. Questa spezia ha un ruolo fondamentale nell'universo di Dune, in quanto permette di estendere il potere della consapevolezza umana.

Il mondo di Dune utilizza la tecnologia solo a metà. Nel mondo di Dune non esiste la tecnologia digitale. Esiste solo la tecnologia analogica. È grazie alla spezia, ed al potere che conferisce alla mente umana, che la l'umanità ha continuato ad espandersi e ad aumentare il proprio controllo sull'universo.

Un tempo gli uomini dedicavano il proprio pensiero alle macchine, nella speranza che esse li avrebbero liberati. Ma questo consenti ad altri uomini di servirsi delle macchine per renderli schiavi.

"Non costruirai una macchina a somiglianza della mente di un uomo"

Così dice la Bibbia Cattolica Organista, e così fu ripetuto dal Jihad Butleriano. Ma in realtà la bibbia avrebbe dovuto dire "Non costruirai una macchina che contraffacia una mente umana".

Questo significa che se Paul non avesse mai messo piede su Arrakis, i suoi poteri sarebbero rimasti sempre inesplorati, reclusi al mondo dei sogni. Nuovamente quindi, Frank Herbert, l'autore della saga originale, ha questo modo unico e affascinante di unire tradizioni religiose con principi di scienza empirica.

In Dune, non esiste la magia

Tra tutti, il tema più importante affrontato da Dune è il tema del cambiamento radicale. Questo tema viene trattato in modo indiretto, parlando delle complesse dinamiche interne del pianeta Arrakis. Un pianeta che inizialmente sembra arido, privo di acqua e dunque privo di vita. Solo dopo un'attenta analisi dei movimenti interni del piena è possibile capire il ciclo che collega i vermi della sabbia alla produzione della spezia, alla presenza del deserto e alla presenza dei freemen, coloro che si sono abituati alle difficoltà del deserto, un luogo che non permette il minimo sbaglio.

Paul viene trasportato in questo mondo per via di un complotto politico. Ignaro di tutto, si trasferisce da un pianeta pieno di acqua ad uno privo di acqua. Pensando al ruolo di Paul nella storia, ed essendo ben consapevole della sua fine, è difficile capire se ha mai avuto una vera e propria scelta, o se è stato solo una pedina del destino. Sono tanti i nomi che nel corso della storia sono gridati in suo onore. Paul Atreides è il primo, quello di nascita nel suo pianeta d'origine. Poi troviamo Muad'Dib, un secondo nome che rappresenta una seconda rinascita come freemen. Quando diventa un guerriero freemen viene chiamato Usul, e quando finalmente accetta il suo ruolo di Messia, forzato dalla guerra contron gli Harkonnen, viene chiamato Lisan al-Gaib, nome che risveglia le credenze freemen create nel tempo da innumerevoli sforzi da parte delle Bene Gesserit. Ed infine, troviamo il nome più importante, il nome che rappresenta quel potere che le Bene Gesserit volevano cattutare, quel potere che oltrepassa la capacità umane per diventare altro, lo Kwisatz Haderach.

La storia di Paul ci racconta la tragedia del potere. Il fatto che molto spesso chi ha il potere non ha scelta su come utilizzarlo. Cosa significa essere lo Kwisatz Haderach? Cosa significa penetrare i limiti del tempo per vedere tutto ciò che è stato e tutto ciò che potrà mai essere? Quali sono le conseguenze dell'esistenza di questo potere?

Dune affronta tutto questo e molto altro. Sempre e comunque con spunti interessanti, e senza mai diventare banale e scontato. Affronta la tipica storia del Messia con un punto di vista di profonda impotenza nei confronti del destino. L'idea che sia la forza ed il potere a forgiare il destino è una semplice illusione. È vero piuttosto il contrario: il destino sceglie chi vuol far sentire forte, e chi vuol far sentire debole.

Paul fu incapace di rispondere. La forza brutale di quella prima visione lo aveva stremato. Il terribile scopo! In quel momento tutta la sua vita gli parve un ramo scosso da un uccello che avesse spiccato improvvisamente il volo... e quell'uccello era la sorte. La libera scelta.

Ho ceduto alle lusinghe dell'oracolo, pensò.

Sentì che il fatto di aver ceduto a quella lusinga significava, forse, che davanti a lui si apriva una sola strada. Era possibile, si chiese, che l'oracolo non predicesse il futuro, bensì lo determinasse?

Aveva forse precipitato la sua vita nell'inestricabile ragnatela delle possibilità, intrappolando se stesso con quell'antica, improvvisa, precognizione, vittima di un futuro che, simile a un ragno, ora avanzava verso di lui con le orrende mandibole spalancate?

Un assioma del Bene Gesserit s'insinuò nella sua mente: l'uso brutale della forza ti rende infinitamente vulnerabile a forze molto più grandi.

Ed è per questo che in ultima analisi la storia di Dune ci racconta quanto pericoloso sia fidarsi di un Messia, per quanto buono e potente. Dune è pieno di piccole interazioni, piccoli dialoghi che descrivono profonde verità dell'esperienza umana e della vita più in generale.

Nella mente di Paul si agitava un conflitto fra la compassione e il dolore. Che cosa mai registravano quegli occhi metallici?

Si può vedere in molti modi, come si può essere ciechi in molti modi, pensò. La sua mente si soffermò sulla parafrasi di un versetto della Bibbia Cattolica Orangista: "Quali sensi ci mancano, e c'impediscono così di vedere l'altro mondo che ci circonda?"

Quegli occhi metallici possedevano forse un senso diverso dalla vista.

Dune parla del futuro, ma anche del passato, e anche del presente. Bisogna solo capire dove porre l'attenzione, capire cosa è importante, e cosa può essere ignorato.

Non è certo al momento della loro creazione che gli Imperi mancano di uno scopo. Quando, invece, si sono fermamente consolidati, gli scopi si smarriscono e vengono sostituiti da vaghi rituali.

Dai detti di Muad'Dib, della Principessa Irulan.

Dune ci racconta di quanto le nostre vite sono piccoli frammenti di qualcosa fin troppo grande che non abbiamo i mezzi per conoscere veramente. Neanche Paul, il più grande di noi, il più potente di noi, è riuscito a oltrepassare il ruolo che il destino aveva per lui.

Possiamo provare a conoscere un po' meglio questa strana esperienza, ben sapendo che il fallimento è inevitabile. Ed è per questo che l'unica strada che non porta alla totale sofferenza in questa vita è proprio l'abilità di saper ridere di gusto della propria imprescindibile debolezza.

La grandezza è un'esperienza transitoria. Ed è inconsistente, legata com'è all'immaginazione umana che crea i miti. La persona che sperimenta la grandezza deve percepire il mito che la circonda. Deve pensare a quanto è proiettato su di lei, e mostrarsi fortemente incline all'ironia. Questo le impedirà di credere anch'essa a quello che pretende di essere. L'ironia le consentirà di agire indipendentemente da se stessa. Se invece non possiede questa qualità, anche una grandezza occasionale può distruggerla.

Consiglio di leggere il primo, secondo e se vi piace anche il terzo libro della serie. Il resto è meno importante. In futuro penso di scrivere di più su Dune, per adesso mi fermo qui.

Chi è appena arrivato su Arrakis spesso sottovaluta l'importanza dell'acqua in questo mondo. Vedete, qui noi dobbiamo affrontare la Legge del Minimo.

"La crescita è limitata dall'elemento essenziale che è presente in minor quantità". È appunto la condizione più sfavorevole che determina il tasso di crescita.

Su Arrakis la condizione più sfavorevole è l'acqua. E ricordate che la crescita stessa può produrre condizioni sfavorevoli, a meno che non sia condotta con estrema cautela.