Ultimamente sto vivendo un periodo abbastanza particolare. Pensandoci bene, io, di periodi "non particolari", non penso di averne mai avuti. Diventa dunque difficile stabilire se questo momento sia più particolare di altri che ho vissuto. In ogni caso, conta poco quanto particolare è, ciò che conta è che "particolare" sta per "doloroso" e per me
Durante la nostra crescita veniamo esposti a tante storie diverse. Molte di queste storie sono dense di significati importanti. Significati come l'amore, l'amicizia, la scoperta del proprio posto nel mondo. Poi, si diventa adulti, e si capisce la grande differenza tra il mondo per come viene raccontato, ed il mondo per come viene vissuto. E questa differenza crea una spaccatura interna. Qualcosa si rompe, e noi dobbiamo rimettere assieme i pezzi.
La questione del significato è sempre stata una questione spinosa per me. Nella ricerca del significato, ottengo tutte le energie vitali che utilizzo per fare quello che faccio, qualsiasi cosa sia. E quando non riesco a trovarlo, nella totale mancanza di significato, perdo ogni energia e volontà di andare avanti.
Nel momento in cui scrivo, la mia vita ha tanti significati. Eppure, c'é un'area importante in cui sto iniziando a sentire un vuoto enorme. Una totale mancanza di significato. E sto osservando l'effetto che questa totale mancanza di significato sta avendo sulla mia salute.
Non è la prima volta che mi succede. Sono abituato a questa sensazione, e quindi so anche come gestirla in modo strategico. Eppure, la detesto. Vorrei non sentirla mai più.
Come prima cosa, bisogna isolare la ferita. Bisogna capire da dove viene questa perdita. Dove è localizzato il vuoto? Capirlo non andrà a diminuire il dolore, ma ci permetterà di iniziare a costruire un piano. Una strategia che riduca i danni e che migliori la situazione il prima possibile.
Il secondo step è invece uno step di pianificazione. Ma bisogna stare attenti a non pianificare troppo, che altrimenti si potrebbe finire per ritrovarsi in un mondo perfetto. Un mondo di fantasia, tanto denso di significato quanto lontano dalla realtà. Bisogna invece procedere molto cautamente, tenendo sempre in vista il mondo reale, quello doloroso, quello da cui vorremmo scappare. Stringere i denti, guardare il punto in cui ci troviamo esattamente, e pianificare il prossimo passo.
Ne basta solo uno. Non ne servono mille. Basta farne uno giusto. Quello che ci avvicina al significato. E già qui c'é un'enorme difficoltà da affrontare: la scelta. Quale passo? Potenzialmente ne possiamo fare tanti, ma solo alcuni di questi saranno quelli giusti. E come facciamo a capire questa differenza? Qui l'unica cosa che posso dire è una parola: intuizione. Non dobbiamo fare questa scelta basandoci esclusivamente su ragionamenti logici, né basandoci esclusivamente su ragionamenti emotivi. Anzi, non sta a noi fare questa scelta. Dobbiamo mettere da parte la nostra identità e lasciar spazio al nostro corpo. Lui saprà difenderci, sempre e comunque. Lui, e solo lui, saprà il passo giusto da fare, e noi dobbiamo imparare a fidarci delle sue scelte.
Capito questo passo, dobbiamo ricordarci di effettuarlo. Che il sapere cosa dobbiamo fare importa solo nel momento in cui siamo in grado di fare il necessario. E qui, non serve tanto l'intuizione, ma serve coraggio. Bisogna avere tanto coraggio, bisogna capire l'importanza del proprio significato, e bisogna lottare per ottenerlo, a prescindere da tutto il resto.
Ma cosa si potrà ottenere mai, con un solo passo?
Nulla.
Bisogna quindi avere quel briciolo di saggezza in grado di spingerci verso la costanza, in grado di farci capire che le cose che meritano di essere ottenute sono quelle che non si ottengono in un passo, ma che si ottengono in talmente tanti passi che non ha neanche senso mettersi lì a contarli tutti. Bisogna camminare e camminare e camminare prima di vedere anche solo il più piccolo e leggero significato. E poi continuare a camminare e camminare, non a vuoto, non in balia di speranze insensate, ma seguendo sempre l'intuizione del corpo.
Abbiamo un tremendo bisogno di significato. O almeno, io ho un tremendo bisogno di significato. Capisco, in questa ottica, la ritualità che ha sempre caratterizzato l'umanità. La sensazione di far parte di qualcosa di più grande è tremendamente bella. Eppure, il mio corpo, per come è fatto, fa fatica a fidarsi di quel tipo di rituali, impedendomi di utilizzarli per soddisfare questo bisogno di significato, tanto inevitabile quanto terribile.
Vorrei un mondo diverso. Un mondo pieno di persone consapevoli di ciò che stanno costruendo. Un mondo pieno di significato.
Ma questo è un mondo infame. Un modo in cui quel poco significato che c'é va difeso. Va difeso con la propria vita. Perché non c'é vita senza significato. E quindi, so perfettamente cosa devo fare. Devo solo fare un altro passo avanti. E poi un altro ancora. E poi un altro. Un altro. Ed un altro. Riposarmi ogni tanto, e continuare. Continuare. Allontanarmi dal vuoto, il mio grande compagno di vita, per trovare qualcosa di altro. Quello che ho sempre fatto. Quello che continuerò sempre a fare, fino al mio ultimo giorno in questa vita.
Stringere i denti, e fare un altro passo.