Sono passati quasi sei anni da quando ho aperto questo blog. Attualmente ho 30 anni. Questo significa che ho iniziato a scrivere qui da quando avevo 24 anni. Quante cose cambiano in sei anni! Voglio portare qualche riflessione in merito alla crescita.
Per iniziare, mi voglio chiedere: ma cosa significa crescere? Per me crescere significa cambiare. Più in dettaglio: crescere significa guardarsi cambiare, osservare il proprio cambiamento e osservare il cambiamento del mondo. Crescere significa penetrare quella che è l'esperienza della vita. Significa scoprire i propri valori e combattere per difenderli. Combattere fino alla morte. Crescere significa scoprire la propria voce e le conseguenze della propria voce.
Torniamo indietro, prima dei miei 24 anni.
Da giovane ero estremamente timido. Non avevo una voce. Ero privo di voce. Parlavo, quello sì. Emettevo dei suoni. Ma quei suoni erano privi di significato. Erano lamenti di dolore. Ho sofferto tanto, da piccolo. E per capirlo, per capire che la mia vita era densa di sofferenza, ci ho messo tanto tempo. Nel momento in cui l'ho capito però le cose sono iniziate a cambiare. Ho imparato la mia prima lezione.
Lei è eterna. Merita il tuo rispetto. Nessuno è più potente di lei. Conoscila. Rispettala. Impara ad ascoltarla. Ma attento nel come la ascolti: è più difficile di quel che sembra!
Ho iniziato a scrivere su questo blog qualche anno dopo aver imparato questa lezione. Questo blog contiene delle osservazioni sulla vita a cui non avrei mai pensato prima. Perché quando soffri per tanto tempo perdi flessibilità. Diventi rigido, capace solo di soffrire. La sofferenza è prima di tutto rigidità. Adesso mi sembra quasi come se stessi parlando di un'altra persona. Ma ero io. Sono io. E se oggi sto scrivendo queste parole, è proprio per rispettare quella sofferenza. A suo modo, mi ha insegnato tanto. A suo modo, è stata per me un genitore. Ancora vive in me, vivrà in me fino alla mia morte e io la rispetterò fino a quel giorno.
Ho sempre vissuto a Roma. Quando giro per Roma mi capita di percepire le trame del passato confondersi con il presente. Specialmente in alcuni luoghi. Di recente per esempio mi è capitato di tornare a San Lorenzo per qualche serata. Erano anni che non ci ritornavo fino a sera tardi. Camminando le strade del quartiere ho ripensato al me di qualche anno fa. Al cambiamento. Alla crescita. A questa energie vitale che sento scorrere in me. A questa energia che sento crescere in me. A questa voglia di vivere, che era così debole un tempo, e adesso sento così forte. Questa sensazione mi emoziona. Mi rende triste. Mi porta alle lacrime. Perché era così debole? E perché adesso è così forte?
Come si diventa più forti? Come si proteggere la propria energia vitale? Io ho capito qualcosa che funziona per me: insegnare. Ho iniziato a caricare video su YouTube in un periodo terribile della mia vita. Col passare dei mesi, ho osservato in me la crescita di una nuova ricchezza. Avevo trovato qualcosa. Una risorsa più preziosa del denaro. Nello specifico, ho capito due cose, tra loro indipendenti, ma estremamente potenti nella loro manifestazione congiunta:
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Insegnare è per me una attività significativa
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Sono bravo ad insegnare determinate materie
Mi chiedo se il secondo punto non sia altro che una conseguenza del primo. Che la mia bravura derivi proprio dalla necessità che ho di insegnare, e che questa necessità è una necessità primordiale come lo è il bere, il mangiare, e il desiderio di amare ed essere amati. Ma questo mi interessa di meno. Quello che mi interessa è condividere questa scoperta e le conseguenze di questa scoperta.
Fin da piccolo non riuscivo a capire il valore della mia vita. Perché la dovrei difendere? Perché ha senso impegnarmi? Ero il mio peggior nemico. Ogni scelta che facevo era una scelta contro di me. Sabotare il mio futuro. Rendermi la vita più difficile. Farmi sentire in colpa. Adesso, con la consapevolezza derivante dalla crescita, capisco il perché di questo comportamento: ero stato privato, fin dalla mia nascita, di un significato.
Adesso vi pongo una domanda:
Ho iniziato a capire queste cose andando a terapia. La terapia è un occhio che guarda. Ti permette di osservare la tua vita. Dopo anni di osservazione è possibile capire la specifica forma della propria sofferenza. Ma non basta capirne la forma. La terapia, per quanto utile, non basta. Bisogna anche trovare la propria strada. Bisogna imparare a camminare. Nel mio caso ho intuito che la strada giusta era la strada dell'insegnamento. Ed è per questo che ho deciso che avrei dedicato la mia vita all'insegnamento. Il sacrificio si trasforma in potere. Adesso avevo un motivo per difendere la mia vita: se mi succede qualcosa, chi farà esattamente ciò che ho intenzione di fare? Se mi faccio del male, non riuscirò mai a fare questa cosa. E io voglio fare questa cosa. Io devo fare questa cosa.
Oramai è un anno che lavoro in partita IVA da freelance esattamente in questo ambito, nell'ambito della formazione. Le cose stanno procedendo. Sto imparando molto. Sto riuscendo nel trasformare questo desiderio in realtà.
Questa è la seconda lezione che ho imparato.
Non posso dire quanto questa lezione sia generalizzabile ad ogni essere umano nel pianeta. Dipende da tanti fattori. Io, ad esempio, sono una persona molto introversa. Ho un mondo interiore molto forte. Presumo dunque che per me il significato assume un ruolo critico anche in virtù della mia introversione.
Questo è ciò che intendo quando parlo di osservare il proprio cambiamento. Il nostro corpo è così potente, se lo lasciamo lavorare. Se lo comprendiamo e rispettiamo. I cambiamenti che possiamo ottenere sono estremi. Non è facile cambiare, ma è possibile cambiare. Altrimenti non sarei cambiato. Osservare il cambiamento che ho vissuto mi ricorda una terza lezione
Da giovane ero così terribile e negativo sul mio futuro e sulle prospettive del mio futuro. Ero macchiato da questa negatività. Da questa impossibilità di vedere il mondo, e me stesso, in un'altro modo. Vivevo di assoluti. Quando una persona mi provava a far ragionare, la ignoravo. Era impossibile parlare con me. Avevo già scelto il tipo di futuro che avrei vissuto. Era un futuro terribile e miserabile, ma non vedevo altra scelta.
Oggi rifletto su questo e mi chiedo: perché mi fidavo così tanto della mia visione del mondo? L'attaccamento che provavo rispetto a quella narrativa era conseguenza della mia incapacità di immaginare altro. Era la conseguenza della mia ignoranza. Una profonda ignoranza emotiva. Col tempo sto imparato lentamente l'arte del dubbio. Dobbiamo continuamente dubitare ciò che diciamo e ciò che sentiamo. Non perché tutto sia falso, ma perché noi siamo esseri eternamente ignoranti. La verità è una illusione. Può funzionare come approssimazione, e la dobbiamo approssimare per necessità, ma dobbiamo ricordarci di non cadere in tentazione nel credere di aver trovato la verità di "qualcosa", qualsiasi sia questa cosa. Non siamo fatti per la verità. Siamo fatti per la sopravvivenza. Bisogna rimanere umili.
Potrei continuare a scrivere svariate altre lezioni. Ma bisogna anche capire quando fermarsi. Cosa è importante, e cosa è superfluo? Cosa può essere dedotto da cosa? Per terminare quindi porto un'ultima lezione, una delle più importanti.
Secondo voi, qual è la cosa più pericolosa per la salute psicologica di un essere umano? Qual è la singola cosa che più di tutte limita lo sviluppo di una persona? Rispetto a questi trenta anni di vita, posso affermare che questa cosa è la paura. La paura è una sensazione potentissima che risveglia in noi la necessità ultimale: quella della sopravvivenza. Siamo fatti per sopravvivere, e la paura ci ricorda questo fatto.
Il problema non è la paura in sé. La paura in sé è uno strumento per la sopravvivenza. Il problema è quando la paura smette di essere uno strumento per la propria sopravvivenza e diventa invece una catena che ci impedisce di crescere. La psicologia umana è altamente fragile. Nella nostra abilità di adattarci a tutto, siamo esseri molto fragili. Questo è particolarmente vero in giovane età. Quando siamo bambini. Nei nostri primi anni di vita. Le esperienze e sensazioni che proviamo in questo periodo di vita determinano gran parte del nostro futuro. Ed in particolare determinano il nostro rapporto con la paura e con il mondo.
La maggior parte dei disturbi psicologici umani sono, non a caso, legati alla manifestazione di qualche paura. E la paura primordiale più potente, per noi esseri umani, è la paura di essere abbandonati. La paura che non ci sarà nessuno per noi. La paura della solitudine intesa nel suo significato più estremo. La paura di morire da soli. La paura di essere dimenticati. La paura di essere ignorati. Di non valere niente. Tutte forme specifiche della stessa sensazione: la solitudine esistenziale.
Da piccolo non riuscivo a rapportarmi con altre persone proprio per via di questa paura. Ero così spaventato dall'idea di essere abbandonato che la mia mente doveva impedire questa possibilità. E quindi ero io a rinunciare alla possibilità di avere amici, di amare, di condividere momenti in compagnia con altre persone. Questo mi dava una sensazione di controllo. Soffrivo, ma ero io a scegliere. Non soffrivo perché qualcun altro aveva deciso che non valevo la pena. Quella sofferenza sarebbe stata più grande. Quella sofferenza sarebbe stata ingestibile. E quindi, mi isolavo, e vivevo in profonda solitudine.
Per fare un passo avanti in questo contesto ciò che più mi ha aiutato è accettare quella solitudine esistenziale. È stato immaginare la mia morte da solo, senza nessuno accanto, dimenticato da tutti. È stato capire che sono abbastanza forte anche per vivere una cosa del genere. Ho vissuto terribili ferite ogni volta che sono stato rigettato, e non posso sapere del dolore che proverò in futuro da questo tipo di dinamiche. Ma una cosa l'ho capita. In questi momenti in cui mi sento rifiutato, piuttosto che scappare dalla paura dell'abbandono, mi ci immergo. Lascio che la paura mi avvolga. La accetto. Sono stato abbandonato? Sì. Questo mi ha forse ucciso? No. Sento ancora il mio corpo? Sì. Riesco ancora a respirare? Sì. Posso ancora muovermi? Sì. Sento ancora la mia volontà, il mio significato, la mia forza? Sì, sì e sì. È più debole adesso? Forse. Ma va bene così. Finché riuscirò a respirare, finché il mio corpo avrà forze, so quello che devo fare.
Così facendo, sono riuscito genuinamente ad amare. E avendo genuinamente amato almeno una volta, sono diventato più forte. Perché adesso non sono mai solo. Posso utilizzare il potere dei ricordi. Il ricordo dell'amore, a volte, è più forte dell'amore stesso. Da piccolo non avevo questa fortuna. La fortuna di ripensare a quante cose belle abbiamo vissuto. A quante belle persone abbiamo incontrato. All'umanità intera, nella sua esistenza.
Bisogna penetrare il velo del terrore della paura. Abbiamo paura della paura. Dobbiamo andare oltre la nostra paura. Lì troveremo noi stessi, il nostro significato, ed il nostro futuro. Questo mi ricorda la litania contro la paura delle Bene Gesserit, dell'universo di Dune.
Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.
Ed eccola qui, l'ultima lezione che voglio condividere: